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15 dicembre 2018
   
     
 
Incenerimento dei rifiuti: parla uno dei massimi esperti americani
 
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Il 27 settembre 2004, Rete Donne Brianza ha partecipato alla conferenza di Paul Connet, organizzata dal gruppo di appoggio di Greenpeace di Como presso il liceo Volta di Como:

Rischi sanitari dell’incenerimento dei rifiuti e benefici delle alternative: obiettivo “RIFIUTI ZERO”
Relatore:
PAUL CONNETT
PhD, professore di Chimica Generale, Chimica Ambientale e Tossicologia
St. Lawrence University, Canton, NY.

Riportiamo un articolo de La Provincia di Como e un nostro comunicato sulla conferenza.

La Provincia di Como, 29 settembre 2004

«A causa dell’inceneritore, a Como c’è un serio rischio ambientale». A dirlo è Paul Connet, professore di chimica alla St.Lawrence University di Canton, New York, uno dei massimi esperti di incenerimento e dei relativi danni provocati alla salute. Ieri sera al liceo volta, durante una conferenza organizzata dal gruppo comasco di Greenpeace, ha spiegato quali sono i problemi che più di tutti interessano l’area del comasco e la popolazione che vive nelle zone circostanti.

Elementi come il mercurio riescono a sfuggire ai filtri e vengono liberate nell’aria entrando nella catena alimentare. L’esempio delle quantità inquinanti è stato fatto su uno specchio d’acqua di 30 ettari. «Il vostro lago è enormemente più grande – ha spiegato Connet– e il rischio aumenta proporzionalmente». Anche la salute degli animali è a rischio. Proprio a Como due anni fa sono stati riscontrati alti valori di diossina nel latte delle mucche l’effetto negativo che ha sul feto, ma può causare anche tumori e danni al sistema immunitario. «Quando nel 1968 venne costruito il forno era un’altra epoca – conclude Con net– ora bisogna passare dalla concezione della gestione dei rifiuti alla gestione delle risorse».

La via è quella della raccolta differenziata e del riciclaggio. Ci sono realtà nelle quali già si sperimentano soluzioni alternative. Una conferenza che pone ancora una volta l’accento sulla sostenibilità di una struttura che già negli anni passati è stata criticata dagli ambientalisti. Nel luglio del 2002 un gruppo di diciannove militanti di Greenpeace ha compiuto un blitz all’inceneritore: «La nostra intenzione era quella di fare un’azione dimostrativa – spiega Blberto Buccino, coordinatore del gruppo comasco – con un chiaro intento sociale, richiamare l’attenzione su un problema che riguarda la salute di tutti». L’incontro di ieri è stato anche un modo per rimarcare che nonostante il processo in atto l’azione non si è fermata. Il gruppo è accusato di «invasione e occupazione di edificio» e «interruzione di servizio di pubblica utilità»; il 14 gennaio prossimo verranno giudicati.

Tra gli ospiti era presente anche la Rete delle donne della Brianza, che si oppone alla richiesta di incenerire rifiuti urbani nel cementificio di Merone. Proprio nei prossimi giorni verrà votato il nuovo piano provinciale per i rifiuti.
Claudio Bustaffa

Dagli USA le novità sugli inceneritori

Comunicato Rete Donne Brianza.

Il bravissimo e simpatico professor Connet è stato tanto efficace nell’illustrare i rischi dell’incenerimento dei rifiuti e la fallacità dei controlli, quanto nel dimostrare che le alternative sono perfettamente percorribili ed economicamente molto più valide.

Connet ha aperto la conferenza dichiarando subito che incenerendo rifiuti l’uomo produce alcuni tra i composti più tossici esistenti, le diossine. Come descritto nell’articolo de La Provincia di Como riportato sopra, le emissioni degli inceneritori sono molto pericolose per la salute. Il prof. Connet ha descritto i rischi dell’incenerimento dei rifiuti e ha parlato delle soluzioni alternative. Questo problema era stato illustrato molto bene anche dal prof. Federico Valerio, all’assemblea pubblica da noi organizzata ad Erba il giugno scorso.

Ma la novità e l’interesse della presentazione di Connet sta soprattutto nell’esperienza degli Stati Uniti e di altri paesi.

'Dal 1985 ad oggi sono stati bocciati oltre 300 progetti per la costruzione di nuovi inceneritori. Da ormai 8 anni negli Stati Uniti non si costruiscono più inceneritori. La frontiera più avanzata della gestione dei rifiuti si chiama Opzione Zero Rifiuti'.

Opzione Zero Rifiuti significa ridurre al massimo la quantità di rifiuti prodotta alla fonte attraverso una progettazione dei prodotti avanzata che tenga conto della sorte dei materiali di un prodotto dopo il suo utilizzo.

Eloquenti a questo riguardo soprattutto gli esempi di grandi progetti di Opzione Zero Rifiuti in paesi come Stati Uniti, Canada e Australia. L’adesione al progetto “Rifiuti zero” in questi paesi sta creando posti di lavoro e migliorando la qualità della vita della gente. Per esempio, il Progetto Halifax della Nuova Scozia, in Canada, ha creato mille posti di lavoro e ha ridotto il conferimento di rifiuti in discarica del 50 % in soli cinque anni; in Nuova Zelanda il 50 per cento dei comuni ha deciso di puntare a «zero rifiuti» entro il 2020. In California San Francisco ricicla il 50%, si è impegnato a raggiungere l’obiettivo dell’opzione zero.

Come arrivare a rendere possibile l’opzione «rifiuti zero»? Secondo Connet sono necessarie tre cose: una responsabilità industriale che punti ad un cambiamento nella produzione dei prodotti, rendendoli pronti per il recupero e a metodi di produzione puliti; una responsabilità della comunità che tenda a ridurre, riutilizzare e riciclare; una leadership illuminata.

Alla domanda di Lisa Nitti della Rete delle Donne della Brianza sull’incenerimento dei rifiuti nei cementifici , il prof. Connet ha risposto che utlizzare i forni dei cementifici è ancora più pericoloso che incenerire i rifiuti in inceneritori nati per questo scopo. Le sostanze tossiche non possono che percorrere due strade: o vengono immesse in atmosfera, o vengono inglobate nel cemento.

LINK

www.grrn.org

www.no-burn.org

www.nccnsw.org.au/waste

 
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