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15 dicembre 2018
   
     
  Agricoltura e Inquinamento a Merone  
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29 ottobre 2005

Rete Donne Brianza accoglie con favore il comunicato del Comitato di Zona Como della CIA Interprovinciale di Como – Lecco – Sondrio del 22.09.2005 in cui, in considerazione del rischio ambientale dell'incenerimento dei rifiuti, si invitano le "forze politiche e gli Enti Locali coinvolti ad operare per modificare le specifiche del Piano Provinciale approvato e a seguire con attenzione gli sviluppi dello Studio Ambientale ed Epidemiologico promosso dalla Provincia di Como quale valido strumento per razionalizzare l’insieme dei dati scientifici necessari per una corretta valutazione di impatto ambientale."

Lisa Nitti e Lola Pugliese, presidente e vice-presidente di RDB, si erano incontrare a giugno 2005 presso la sezione del CIA di Merone, con Enrico Ferrario e Ivano Brambilla (quest’ultimo ex-sindaco di Merone, in veste di membro del comitato del CIA) per sollecitare gli agricoltori a dichiararsi contrari all’incenerimento di qualsiasi rifiuto nella Holcim.

Ricordiamo che a gennaio di quest’anno il territorio comunale di Merone è stato dichiarato libero dagli organismi geneticamente modificati, grazie a una decisione presa dall'amministrazione comunale in accordo con la Coldiretti di Como e Lecco.

Rete Donne Brianza auspica che il territorio di Merone possa essere adeguatamente tutelato e valorizzato ai fini di un’agricoltura il più possibile priva di agenti inquinanti e chiede, a tale scopo, in via preventiva, in base al principio di precauzione, la sospensione dell’incenerimento dei rifiuti nel cementificio Holcim.

A nostro avviso, l’incenerimento dei rifiuti industriali da oltre 20 anni potrebbe avere già contaminato il terreno a causa delle emissioni di diossina, PCB, e altri composti chimici persistenti e accumulabili. Chiediamo al Comune di Merone e agli altri comuni principali, come Erba, che vengano commissionati ad enti indipendenti serie indagini sul latte, sulle piante, sui prodotti agricoli di Merone e del territorio circostante in un raggio di 5 chilometri per verificare se esse siano contaminate dall’inquinamento derivante dal cementifcio.

 
 
 
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