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26 febbraio 2017
   
     
  Un altra interrogazione parlamentare sui cementifici  
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Interrogazione a risposta in Commissione 5-01114 presentata da PAOLO CACCIARI mercoledì 6 giugno 2007 nella seduta n.165

CACCIARI, SPERANDIO, PERUGIA, ZIPPONI e PROVERA. - Al Ministro della salute, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

negli ultimi anni stiamo assistendo ad una progressiva e continua penetrazione nel mercato dello smaltimento dei rifiuti da parte dei cementifici che si sono trasformati in veri e propri stabilimenti di termodistruzione realizzando da questa pratica quote di utili sempre maggiori;

i rifiuti entrano in un cementificio come materie prime e/o additivi (terre di fonderia, ceneri da centrali a carbone, polveri da filtri elettrostatici, rifiuti da demolizioni e costruzioni comprese terreni di siti contaminati, eccetera) o come combustibili (oli usati, pneumatici, coke di petrolio o petcoke, farine animali, combustibile da rifiuto detto CDR);

l'eventuale impiego di rifiuti come combustibile e/o «materia prima» nei cementifici determina una contaminazione da metalli ed altri microinquinanti nel prodotto finale i cui effetti sulla salute andrebbero preventivamente studiati e valutati da esperti indipendenti, con appositi studi;

la stessa AITEC (che dal 1959 è l'associazione di rappresentanza delle Aziende italiane produttrici di cemento) afferma con assoluta certezza e tranquillità che: «L'utilizzo di combustibili non convenzionali, quali ad esempio alcuni rifiuti organici e inorganici, offre una valida e competitiva alternativa alle fonti energetiche tradizionali nel pieno rispetto degli standard qualitativi del prodotto e della salvaguardia dell'ambiente. La tipicità del processo produttivo del cemento, nonché della sua composizione chimico-mineralogica, rende ideale l'utilizzo di alcuni rifiuti nell'alimentazione dei forni di cottura; rifiuti, quali pneumatici, oli esausti, rifiuti solidi urbani, eccetera, che altrimenti dovrebbero essere inceneriti o portati a discarica. Infatti gran parte delle sostanze liberate dalla combustione di tali rifiuti vengono inglobate nel prodotto stesso, senza produzione di emissioni supplementari»;

in realtà i cementifici utilizzano rifiuti non solo perché abbiano un potere calorifero maggiore dei combustibili tradizionali, ma per i guadagni connessi allo smaltimento dei rifiuti in quanto tale;

ai sensi della Direttiva del Consiglio europeo 15 luglio 1975, 75/442/CEE gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e in particolare: senza creare rischi alle matrici ambientali acqua, aria, suolo, alla fauna e alla flora; oltre che senza causare inconvenienti da rumori od odori; senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse;

nella realtà, invece, molti dei composti rilasciati dalla combustione di rifiuti sono POP, inquinanti organici persistenti, fra cui le diossine, la cui produzione, uso e rilascio sono stati banditi dalla Convenzione di Stoccolma;

secondo l'EPA, l'Agenzia statunitense per la protezione ambientale, i cementifici USA sono la seconda fonte di emissioni diossine e furani degli USA (dopo gli inceneritori per rifiuti urbani e prima di quelli per rifiuti ospedalieri) grazie alla scelta di utilizzarli per bruciare rifiuti industriali (in particolare solventi e simili);

a conferma di ciò, secondo l'Agenzia ambientale austriaca, a parità di concentrazione di mercurio nei rifiuti, le emissioni in aria della fornace di un cementificio sono state molto più elevate di quelle di un inceneritore dedicato esclusivamente al trattamento di rifiuti (ad ulteriore conferma di questo aspetto l'Arpa ha verificato che ad esempio la Italcementi di Rezzato ha incrementato le emissioni di mercurio dal 2002 al 2003 di oltre 10 chilogrammi);

a Monselice, nel Veneto, secondo i dati ARPAV la diffida all'utilizzo di rifiuti come materia prima ha comportato rilevanti riduzioni quanti-qualitative dei flussi massa di sostanze cancerogene emessi da un cementificio;

l'eventuale impiego di rifiuti come combustibile e/o «materia prima» nei cementifici, in ogni caso, dovrebbe comportare la parificazione di questi impianti agli inceneritori, cioè a processi di distruzione termica dei rifiuti: per ragioni di tutela ambientale e della salute, innanzitutto, ma, in una logica di mercato, anche per ragioni di correttezza concorrenziale, i sistemi di abbattimento dei fumi ed i limiti di emissione di questi impianti dovrebbero essere necessariamente allineati a quelli oggi previsti per gli inceneritori -:

se il Governo non ritenga opportuno elaborare e avviare un rapido e articolato piano di monitoraggio sulla salute dell'ambiente e dei cittadini circa l'impatto e le ricadute conseguenti all'incenerimento dei rifiuti ad opera di cementifici e, fintanto che tale monitoraggio non avrà prodotto i primi risultati certi, fermare - per quanto di propria competenza - tutti gli iter autorizzativi inerenti tale metodo di smaltimento dei rifiuti, anche in deroga ai piani locali di smaltimento.(5-01114)

 
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